Io in foto - A picture of mine

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Informazioni personali

Dottore in Scienze dell'educazione e della formazione.
Giornalista pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti di Sicilia e all' European Journalists Association.

Graduated in Education and forming Science.
Freelance journalist, Sicily’s order of journalists and European Journalists Association member.
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ARTICOLI - ARTICLES


sabato 27 luglio 2019

L'ERA DIGITALE


L’ultimo ventennio è stato caratterizzato da un’impennata della digitalizzazione.
Scrive lo psichiatra Vittorio Andreoli: “ormai abbiamo il mondo intero in tasca. In pochi centimetri di plastica e microchip sono racchiuse infinite possibilità di comunicare, informarsi, divertirsi, concludere un affare e addirittura innamorarsi. E’ il telefonino (o smartphone), simbolo dell’era digitale, strumento che incarna e riassume il bisogno tutto umano di parlare, ascoltare, capire”. La tecnologia ha indubbiamente apportato inimmaginabili vantaggi all’uomo moderno. Ha abbreviato le distanze spazio-temporali dando immediatezza alla comunicazione. Tuttavia, vi sono alcuni nodi di incertezza all’idea stessa di tecnologia, poiché permangono le debolezze e le fragilità della natura umana. La vita più pratica e veloce che ne consegue ha screditato il concetto di lentezza spingendo l’uomo a correre sempre più rapidamente, fino al punto da non potersi nemmeno soffermare a porsi delle domande. Non è da trascurare il fatto che esista un legame tra il concetto di lentezza e lo spazio della riflessione: “andare lenti - scrive il sociologo Franco Cassano - è saper riempire la giornata con un tramonto”.
La paura è che la tecnologia possa svuotare la mente dell’uomo, modificandola artificialmente nelle sue strutture e affidando totalmente l’attività del processare al dispositivo digitale. Il rischio è che l’essere umano “digitale” si senta talmente sollevato dal senso della fatica da dimenticare di compiere le azioni stesse del quotidiano, astraendosi sempre più dalla vera società; non è raro, infatti, che si finisca fra le quattro mura di una stanza, entrando in una sorta di vita parallela, più facile e più leggera, ma che fa parte, come scrive Andreoli, “della logica dei viventi non umani, regredendo e passando alla fase dei nostri antenati primitivi. Saremo dei primitivi tecnologizzati, ma primitivi”. Il timore fondato è che questa società venga annullata e si autodistruggerà chiudendosi nell’individualismo più estremo, nel narcisismo, nell’eccessiva esaltazione dell’Io, con la conseguente rottura dei legami sociali. L’uomo, prendendo ad esempio la “perfezione” del mondo social, sarà portato ad indossare milioni di maschere al fine di creare un Io ideale, che non corrisponde a quello reale. Si avrebbe allora una società vocata all’inutile, al superfluo, alla rappresentazione di sé più appariscente e meno vivo.
                                                                                                  
                                                                                                       
Salvatore Cifalinò

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